Minions & Monsters rappresenta la settima apparizione cinematografica all’interno dell’universo di Cattivissimo me e il terzo capitolo della serie spin-off incentrata sulle celebri creaturine gialle.
Uscito nelle sale italiane mercoledì 1 luglio, si configura come una sorta di prequel diretto dallo storico co-creatore candidato all’Oscar, nonché voce dei protagonisti, Pierre Coffin, che ha curato anche la sceneggiatura assieme a Brian Lynch.
La prima parte della storia è ambientata nella Hollywood degli anni ’20, nel pieno dell’epoca del cinema muto. Al centro della narrazione troviamo James e Henry, due Minions descritti come più ribelli e sognatori rispetto ai loro simili.
Mentre il resto del gruppo è alla ricerca di un boss malvagio da servire, James e Henry sono attratti dal desiderio di raccontare storie ed entrare nel mondo del cinema. In particolare, James coltiva l’ambizione di diventare un regista.
Notati da produttori avidi, i Minions vengono trasformati in vere e proprie star. Non essendo in grado di saper distinguere tra finzione e realtà, mettono in scena se stessi, portando il regista a documentare qualcosa di totalmente fuori dall’ordinario.
Il perfetto idillio però si interrompe bruscamente con l’avvento del sonoro. Incapaci di esprimersi in una lingua comprensibile, i Minions si rivelano inadatti al nuovo corso industriale cadendo in disgrazia, proprio come accadde realmente a molte storiche star del cinema muto dell’epoca.

Il primo tempo è eccezionale, una vera e propria lettera d’amore per il cinema. La pellicola inserisce i protagonisti nella tradizione della comicità slapstick, rendendoli eredi moderni di maestri della risata visiva e corporea come Buster Keaton, Charlie Chaplin e Harold Lloyd, presenti anche all’interno del film.
Il tessuto narrativo è denso di citazioni ed omaggi: si parte dai pionieri della fotografia e del cinema come Muybridge, i fratelli Lumière (con i Minions che escono dalle officine o si trovano all’arrivo del treno alla stazione di La Ciotat) e Georges Méliès con il suo Viaggio nella Luna. Vengono inseriti riferimenti diretti a sequenze iconiche come quella di Harold Lloyd appeso alle lancette dell’orologio in Preferisco l’ascensore!, Buster Keaton in Io… e il ciclone e gli ingranaggi di Tempi moderni di Charlie Chaplin. I rimandi cinefili proseguono con opere successive di enorme portata come Casablanca, Lo squalo, Quarto potere, E.T. l’extra-terrestre e Matrix, includendo persino un cammeo di George Lucas intrappolato in una teca del museo.
Il secondo tempo introduce l’elemento dei mostri. Questo espediente narrativo porta i Minions dapprima a cercare il cattivo da servire e, in seguito, ad arruolare gli attori necessari a realizzare il film ideato da James. I protagonisti si ritrovano così coinvolti in una corsa frenetica contro minacce di ogni tipo. I mostri sono guidati da Goomi, una specie di piccolo Cthulhu verde, affiancato in seguito da una massa gelatinosa arancione costellata di occhi che omaggia palesemente il cult Fluido mortale, infine viene anche introdotto un robot alieno ispirato al classico della fantascienza Ultimatum alla Terra.

Con l’avvento di queste creature, tuttavia, il film subisce una svolta nettamente più convenzionale e prevedibile rispetto alla vivace originalità della prima parte. Il racconto si sposta così verso un caos familiare fatto di inseguimenti, distruzione e battaglie rumorose: un cambio di rotta che rappresenta il principale limite strutturale di Minions & Monsters.
C’è forse troppa carne al fuoco e sia i mostri, ridotti a macchiette poco convincenti, sia il robot alieno, visto come una pigra scialuppa di salvataggio per la trama, tolgono al film il suo potenziale.
Minions & Monsters non reinventa il cinema d’animazione ed è chiaramente una macchina commerciale pensata per riempire le sale, far ridere i bambini e vendere merchandising. Anche grazie all’approccio metacinematografico, il film si rivela un’avventura godibile e vitale, sostenuta da un ritmo rapido e coinvolgente.

La dolcezza della sottotrama legata all’amicizia di James, Henry e Ed dona al film un cuore semplice e funzionale, rendendolo meno meccanico rispetto agli altri capitoli. Il merito principale della pellicola resta quello di aver rimosso Gru dal centro della scena, dimostrando che i Minions funzionano al meglio quando sono liberi di esprimere puro movimento e ritmo.
Riportando le piccole creature gialle alle origini della comicità fisica, nata prima ancora della parola, Minions & Monsters si attesta come uno dei capitoli più riusciti della saga.
Articolo a cura di Nicola Urbano

